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I nostri dialetti

Da noi il dialetto non è folclore: è la lingua in cui si è sempre lavorato, riso, litigato e voluto bene, e la nostra vita non può farne a meno. Ecco cosa sentirai da Imola a Rimini, perché cambia da un paese all'altro e come mai, alla fine, ci capiamo tutti.

20vocali accentate (l'italiano ne ha 7)
1502il primo sonetto in romagnolo
1840il primo vocabolario, a Faenza
1914le prime registrazioni, oggi a Vienna

Un riminese e un imolese si capiscono?

È la domanda che ci fanno più spesso. Rimini e Imola stanno ai due capi della Romagna, a circa 90 km l'una dall'altra: ecco la risposta vera.

Sì, si capiscono. Con un sorriso, ai primi minuti.

Parlano la stessa lingua, il romagnolo: stessa grammatica e quasi tutte le parole in comune. Cambiano soprattutto le vocali e la cadenza, per cui ognuno capisce subito che l'altro "è di là". Qualche parola diversa fa ridere, ma dopo due chiacchiere ci si capisce senza fatica. Un po' più dura è tra due anziani di campagna, che parlano la parlata più stretta del loro paese.

  • Una lingua sola, mille parlate

    Il romagnolo (in dialetto rumagnôl, per i linguisti la lingua "rgn") cambia un poco a ogni paese, come una catena: due paesi vicini si capiscono al volo, più ti allontani più devi tendere l'orecchio. Non c'è un "romagnolo giusto": ognuno parla quello di casa sua.

  • Cosa cambia: le vocali

    Il romagnolo ha fino a 20 vocali accentate, l'italiano 7: è lì che i paesi si distinguono. La stessa parola si scrive sètt, sèt o sët (sette) e fradèl o fradël (fratello) a seconda di chi la scrive. Rimini e Santarcangelo allungano le vocali e le dividono in dittonghi, la pianura tra Imola, Faenza, Ravenna e Forlì le tiene più uguali.

  • Cosa cambia: qualche parola

    Il bambino a Rimini è e' burdèl, a Ravenna e' babén. La sera a Imola è la sira, a Faenza e a Forlì la séra. Sono le parole che fanno sorridere quando si incontrano un riminese e un imolese: si capisce lo stesso, e si impara qualcosa.

  • Dove davvero non ci si capisce più

    Il confine vero è a ovest di Imola, sul torrente Sillaro: Toscanella è ancora romagnola, Castel San Pietro parla già bolognese, un'altra lingua. A San Marino, a due passi da Rimini, dicono che le parlate oltre il Santerno, cioè da Imola in là, si fanno più difficili ma restano comprensibili.

E i giovani?

Oggi quasi tutti parlano italiano, con l'accento di casa e qualche parola di dialetto che non se ne va mai. Il dialetto vero vive con i nonni, in campagna, al bar e a teatro. L'UNESCO lo considera una lingua "sicuramente in pericolo" proprio perché non si insegna più ai bambini.

Stessa favola, otto paesi

La prova più bella: la favola di Esopo del vento e del sole, letta da una persona del posto in otto paesi, da Imola a San Marino. Leggi il titolo e l'ultima frase, poi premi Ascolta e senti tu stesso quanto cambiano le vocali e quanto resta uguale.

PaeseIl titolo: "Il vento di tramontana e il sole"La chiusa: "Ti è piaciuta la storiella? La vogliamo ripetere?"
Imola
letta da Peppino Pelliconi
E’ vẽt ed Tramuntẽna e e’ Sól A t ëla piaṡùda la sturiëla? A la vrèggna ripéter? Ascolta
Faenza
letta da Giuliano Bettoli
La Bùra e e’ Sól A t ël piaṡù ste fatarlẽ? A l avlèggna dìr un’ êtra vôlta? Ascolta
Forlì
letta da Paolo Bonaguri
La Bùra e e’ Sól A t ëla piaṡùda la sturiëla? A la vlèggna arpétar? Ascolta
Ravenna
letta da Gino Poggiali
E’ vẽt ad Tramuntãna e e’ Sól A t ëla piaṡùda la sturiëla? A la vlèggna lëżar d arnôv? Ascolta
Cesena
letta da Giorgio Foschi
La Tramuntäina e e’ Sòul La t ë piṡùda la sturiëla? A la vläim ripêt? Ascolta
Santarcangelo
letta da Gianni Fucci
E’ vént ad tramuntêna e e’ såul solo da ascoltare Ascolta
Rimini
letta da Amos Piccini
E’ Vèint ad Tramuntëna e e’ Sól solo da ascoltare Ascolta
San Marino
letta da Giuseppe Tini
E’ vèint dla Tramuntëna e e’ Sól La t è piṡgiùda la sturiëla? A la vlẹmm ripéta? Ascolta

Cosa notare

La tramontana è Tramuntẽna a Imola, Tramuntãna a Ravenna, Tramuntäina a Cesena e Tramuntëna a Rimini e San Marino. Il sole è Sól quasi dappertutto, ma Sòul a Cesena e såul a Santarcangelo. A Faenza e Forlì il vento diventa la Bùra, la bora, e a Faenza la storiella è un fatarlẽ. Eppure la frase, parola per parola, è quasi la stessa: per questo ci si capisce.

Letture e trascrizioni dalla raccolta "Il Vento e il Sole" di dialettiromagnoli.it, trascrizioni di Davide Pioggia (2011-2013). Ascolta apre la loro pagina.

Le parlate, da Imola a San Marino

I linguisti dividono il romagnolo in una parte occidentale, la pianura di Ravenna e Forlì, una orientale, Cesena e Rimini, e quella delle colline. Ma per chi lo parla il confine è il campanile.

  • Imola e la valle del Santerno

    L'ultima Romagna prima di Bologna. La parlata appartiene al gruppo della pianura ravennate e forlivese ed è vicina a quella di Lugo: "io sono" si dice a sò.

  • Faenza, Lugo e la Bassa Romagna

    La pianura dove le parlate si somigliano di più. A Faenza è nato nel 1840 il primo vocabolario romagnolo-italiano, quello di Antonio Morri.

  • Ravenna e la costa nord

    A nord il fiume Reno separa il romagnolo dal ferrarese, ma ad Argenta e Filo, oltre il fiume, si parla ancora romagnolo. Il bambino qui è e' babén.

  • Forlì, il centro

    La parlata "di mezzo", che molti prendono come modello. Una curiosità: a Forlì una e e una o non stanno volentieri nella stessa parola, così il cognome Bofondi diventa Bafondi.

  • Cesena e Rimini

    Il romagnolo orientale, con vocali lunghe e una cadenza tutta sua. Il bambino è e' burdèl, e "mi ricordo" è a m'arcòrd: da qui il titolo di Amarcord, il film di Fellini.

  • Santarcangelo, l'isola

    Per i linguisti è un'isola: tanti dittonghi che i paesi intorno non hanno. Qui sono nati Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Nino Pedretti e Giuliana Rocchi, qui è cresciuto Gianni Fucci: il paese dei poeti in dialetto.

  • San Marino

    Il sammarinese è romagnolo con i suoi tratti. La Repubblica ha avuto il suo primo dizionario nel 2021.

  • La Romagna toscana e i confini a sud

    A Marradi e Palazzuolo sul Senio, in provincia di Firenze, si parla romagnolo con un po' di toscano. Verso Pesaro e Urbino comincia il gallo-piceno, un cugino stretto: i linguisti discutono ancora se sia romagnolo o no.

Le parole che sentirai al bar

Otto parole per non restare a bocca aperta. La grafia cambia da paese a paese: le scriviamo come si leggono più spesso.

  • azdóra

    La padrona di casa: quella che tira la sfoglia, fa la piadina e in cucina comanda lei.

  • burdèl

    Il bambino, il ragazzo; i burdèl sono i ragazzi. Si sente da Cesena a Rimini.

  • piê, piada

    La piadina. Chiamarla "piadina" è già un po' da turisti: in dialetto è la piê o la piada.

  • patàca

    Chi le spara grosse e si dà arie. Si dice soprattutto a Rimini, e quasi sempre con affetto.

  • a m'arcòrd

    "Mi ricordo". Fellini ne ha fatto Amarcord, il film premio Oscar sulla sua Rimini.

  • caplèt

    I cappelletti, la pasta ripiena delle feste. Guai a chiamarli tortellini.

  • strozaprèt

    Gli strozzapreti, la pasta tirata a mano e arrotolata tra le dita.

  • ció

    "Ehi", "senti", "ma dai": l'intercalare romagnolo per eccellenza, si mette dappertutto.

Cinque curiosità per orecchie curiose

Il romagnolo non è "italiano storpiato": ha regole sue, alcune più vicine al francese che all'italiano.

  • Il soggetto non si salta mai

    In italiano si dice "sono", in romagnolo serve sempre il pronome: a sò, io sono.

  • Piove con avere

    "È piovuto" diventa l'à piuvù: ha piovuto.

  • La z all'inglese

    La z romagnola si pronuncia come il th inglese di "thing" o di "this", mai come la z di "pizza".

  • Il cane senza la n

    In molte parlate la n finale cade e la vocale "suona nel naso", un po' come in francese: il cane è e' cã.

  • Il riso è femmina

    Alcune parole cambiano genere: il riso in romagnolo è la risa.

Chi l'ha scritto, recitato e filmato

Il romagnolo è una delle lingue più vive della poesia italiana del Novecento. Il primo sonetto noto è del 1502, il primo poeta famoso Pietro Santoni di Fusignano, a fine Settecento.

  • Tonino Guerra

    Poeta di Santarcangelo e sceneggiatore di Fellini. Con I bu (1972) ha portato il dialetto romagnolo nella grande poesia.

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  • Raffaello Baldini

    Anche lui di Santarcangelo: i suoi monologhi in dialetto hanno vinto il Premio Viareggio nel 1988.

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  • Nino Pedretti

    Il terzo poeta di Santarcangelo, voce gentile della vita di paese.

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  • Olindo Guerrini

    Romagnolo verace dell'Ottocento: i suoi Sonetti romagnoli sono ancora oggi tra i più letti e recitati.

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  • Aldo Spallicci

    Medico e poeta di Bertinoro: ha dedicato la vita a raccogliere e difendere la cultura popolare romagnola.

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  • Giuliana Rocchi

    Operaia di Santarcangelo, una delle grandi voci femminili del dialetto: La vóita d'una dòna (1980) racconta la vita delle donne del paese.

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  • Nevio Spadoni

    Poeta ravennate: i suoi testi in dialetto sono andati in scena con il Teatro delle Albe di Ravenna.

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  • Federico Fellini

    Non scriveva in dialetto, ma Amarcord ha fatto sentire a tutto il mondo come si parla a Rimini.

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  • Tolmino Baldassari

    Sindacalista di Cervia, cominciò a scrivere in dialetto quasi a cinquant'anni, dopo aver letto I bu di Tonino Guerra.

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  • Gianni Fucci

    Nato in Francia e cresciuto a Santarcangelo, ha lavorato alle regole comuni per scrivere il romagnolo (1986).

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Dove sentirlo oggi

Il dialetto non si studia, si ascolta. Ecco dove trovarlo vivo.

  • Al bar e al mercato

    La mattina presto, tra i tavolini dei bar di paese e i banchi del mercato settimanale: lì il dialetto è ancora la lingua di tutti i giorni.

    Mercati

  • A teatro

    In inverno tante compagnie amatoriali portano commedie in dialetto nei teatri e nelle sale parrocchiali dei paesi: si ride tanto, anche senza capire tutto.

    Eventi

  • Nei libri e nelle riviste

    L'Istituto Friedrich Schürr di Santo Stefano di Ravenna, attivo dal 1996, pubblica la rivista la Ludla e premia poesia e prosa in dialetto. Porta il nome dello studioso austriaco che nel 1914 registrò le prime voci romagnole, oggi conservate a Vienna.

    Librerie

  • Con l'aiuto della Regione

    Dal 2014 una legge regionale, la 16/2014, finanzia ogni anno corsi, spettacoli, ricerche e progetti nelle scuole per tenere vivi i dialetti dell'Emilia-Romagna.

Un consiglio

Se un anziano ti parla in dialetto, non fingere di capire: chiedigli cosa vuol dire. Quasi sempre ti racconterà una storia, ed è il modo più bello di conoscere la Romagna.

Fatti verificati il 19 ottobre 2026 su Wikipedia (Lingua romagnola), Treccani (Enciclopedia dell'Italiano, dialetti emiliano-romagnoli) e negli studi di Daniele Vitali. La grafia delle parole in dialetto cambia da autore ad autore. Personaggi · Paesi

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