Curiosità e leggende di Romagna
Imperatori e briganti, fantasmi e folletti, papi, poeti e calciatori. Ogni paese di Romagna ha una storia da raccontare: qui trovi quelle vere, quelle inventate e quelle che stanno un po' e un po'. Per ognuna ti diciamo dove è successa, quando e cosa c'è di vero.
Storia o leggenda?
Nessuna storia con queste parole.
Nessuna storia con queste parole.
Rimini e la costa
Dove Cesare sfidò Roma, il diavolo prese a calci un ponte e nacque la vacanza al mare.
Foto: Flying Russian, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons3Storia vera
L'unico uomo «canonizzato all'inferno»
Rimini e Roma, 1462
Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, era un condottiero geniale e senza scrupoli: fece costruire il Tempio Malatestiano da Leon Battista Alberti, ma lo riempì di simboli pagani e delle iniziali sue e dell'amata Isotta. Papa Pio II, suo nemico, nel 1462 fece una cosa mai vista: lo dichiarò dannato da vivo, una canonizzazione alla rovescia. A Roma il suo fantoccio fu bruciato in pubblico.
Cosa c'è di vero: È storia: gli storici la chiamano l'unica «canonizzazione al contrario» mai fatta. Il Tempio è ancora lì, ed è il duomo di Rimini.
Foto: Michele1978rimini, pubblico dominio, Wikimedia Commons4Storia vera
Rimini inventa la vacanza al mare
Rimini, 1843
Nel 1843 i conti Alessandro e Ruggero Baldini e il medico Claudio Tintori aprirono sulla spiaggia di Rimini lo Stabilimento privilegiato dei bagni marittimi: il mare come cura, con cabine, docce e servizi. Fu l'inizio della Riviera. Nel 1908 arrivò il Grand Hotel, e un bambino nato a Rimini nel 1920, Federico Fellini, lo farà diventare un sogno nei suoi film, fino ad «Amarcord», che in dialetto vuol dire «mi ricordo».
Cosa c'è di vero: Storia vera: è considerato il primo stabilimento balneare della costa adriatica italiana.
Foto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons5Storia vera
Leonardo disegna il porto
Cesenatico, 1502
Nel 1502 Leonardo da Vinci girava la Romagna come ingegnere militare di Cesare Borgia, il figlio di papa Alessandro VI che si stava conquistando la regione. A Cesenatico studiò e disegnò il porto canale, per renderlo più sicuro e navigabile. Nello stesso viaggio, a Imola, disegnò una pianta della città vista dall'alto, una delle prime mappe moderne mai fatte.
Cosa c'è di vero: Storia: per questo oggi si chiama «porto canale leonardesco», e d'estate ospita le barche storiche del Museo della Marineria.
San Marino
La repubblica più antica del mondo, che disse no a Napoleone e fece cittadino Lincoln.
Foto: Max Ryazanov, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons7Leggenda
Lo scalpellino venuto dal mare
Monte Titano, 3 settembre 301
Marino era uno scalpellino dell'isola di Arbe, in Dalmazia. Arrivato a Rimini a lavorare, dovette fuggire dalle persecuzioni dei cristiani dell'imperatore Diocleziano e si rifugiò sul Monte Titano. Una nobildonna, Felicissima, gli regalò il monte per ringraziarlo di aver guarito il figlio. Lì nacque una piccola comunità, che secondo la tradizione fu fondata il 3 settembre 301. Le sue ultime parole sarebbero state: «Vi lascio liberi da entrambi gli uomini», cioè dall'imperatore e dal papa.
Cosa c'è di vero: È la leggenda di fondazione: la data e la frase vengono dalla tradizione, non da documenti. Il motto «Libertas» e il gemellaggio con Arbe, invece, sono realtà.
Foto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons8Storia vera
Il no a Napoleone
San Marino, febbraio 1797
Durante la campagna d'Italia, Napoleone Bonaparte mandò a San Marino lo scienziato Gaspard Monge con un'offerta generosa: amicizia, doni e un territorio più grande, fino al mare. Il reggente Antonio Onofri ringraziò e rifiutò la terra: la Repubblica, disse, era contenta della sua piccolezza. Accettò solo l'amicizia. Per questo Onofri è ricordato come Padre della Patria.
Cosa c'è di vero: Storia vera, raccontata dai documenti della Repubblica: un caso forse unico di Stato che rifiuta di ingrandirsi.
Foto: Alexander Gardner, pubblico dominio, Wikimedia Commons9Storia vera
Abraham Lincoln, cittadino di San Marino
San Marino e Washington, 1861
Nel 1861 la Repubblica di San Marino conferì la cittadinanza onoraria al nuovo presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, come segno di fraternità tra le due repubbliche. Lincoln rispose con una lettera ai Capitani Reggenti: «Sebbene il vostro dominio sia piccolo, il vostro Stato è tuttavia uno dei più onorati di tutta la storia».
Cosa c'è di vero: Storia vera: la lettera è conservata e la frase è incisa su una targa nel Palazzo Pubblico.
Foto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons10Storia vera
Centomila rifugiati in casa
San Marino, estate e autunno 1944
Nel 1944 il fronte della Linea Gotica passava a pochi chilometri, e Rimini era sotto le bombe. San Marino, neutrale, aprì i confini: con circa 15.000 abitanti accolse circa 100.000 sfollati della Romagna e delle Marche, ospitati in case, chiese, conventi e perfino nelle gallerie della ferrovia.
Cosa c'è di vero: L'accoglienza è storia. La cifra dei 100.000 rifugiati viene dalle fonti ufficiali sammarinesi, non da storici indipendenti.
Foto: Nick.mon, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons11Storia vera
Il gol degli 8 secondi
Bologna, stadio Dall'Ara, 17 novembre 1993
Qualificazioni ai Mondiali del 1994: San Marino contro l'Inghilterra, che deve vincere con tanti gol. Un retropassaggio corto di Stuart Pearce, e Davide Gualtieri, un ragazzo che di lavoro vendeva computer, infila il pallone alle spalle del portiere David Seaman dopo 8,3 secondi. L'Inghilterra vinse 7 a 1, ma non andò ai Mondiali.
Cosa c'è di vero: Storia vera: per 23 anni è stato il gol più veloce nella storia delle qualificazioni ai Mondiali, fino a quello di Christian Benteke nel 2016.
Valmarecchia e Montefeltro
Rocche sulle rupi, un fantasma bambino, un conte alchimista e il Dalai Lama in un paese di collina.
Foto: Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons12Leggenda
Azzurrina, la bambina del castello
Castello di Montebello, Poggio Torriana, 21 giugno 1375
Guendalina Malatesta, figlia del signore di Montebello, era albina. In un'epoca in cui i capelli bianchi facevano pensare alla stregoneria, la madre glieli tingeva con erbe che li facevano diventare azzurrini: da qui il soprannome. Il giorno del solstizio d'estate del 1375, durante un temporale, la bambina scese in cantina a cercare la sua palla di stracci. Le guardie sentirono un grido, e di lei non si trovò più nulla.
Cosa c'è di vero: Leggenda, ma il castello è vero e si visita. Si dice che ogni cinque anni, al solstizio, nelle registrazioni fatte nella notte si senta ancora la sua voce.
Foto: Bruno Rijsman, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons13Storia vera
Cagliostro muore a San Leo
Forte di San Leo, 26 agosto 1795
Giuseppe Balsamo, detto il conte di Cagliostro, alchimista, guaritore e avventuriero famoso in tutta Europa, fu arrestato a Roma dall'Inquisizione nel 1789 e condannato al carcere a vita. Lo rinchiusero nel forte di San Leo, sulla rupe più inaccessibile del Montefeltro, in una cella detta «il Pozzetto», dove si entrava solo da una botola nel soffitto. Morì lì nel 1795.
Cosa c'è di vero: Storia vera, e c'è un seguito: nel 2009 San Leo, con altri sei comuni della Valmarecchia, è passato per referendum dalle Marche all'Emilia-Romagna.
Foto: Goldmund100, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons15Storia vera
Il Dalai Lama a Pennabilli
Pennabilli, dal Settecento a oggi
Francesco Orazio Olivieri, frate cappuccino nato a Pennabilli nel 1680, partì missionario per il Tibet, visse anni a Lhasa, ne studiò la lingua e incontrò il Dalai Lama di allora. Questo legame non si è mai spezzato: il Dalai Lama di oggi è venuto due volte in questo paese di collina, accolto con tutti gli onori. In cima al paese ci sono ancora una campana e le ruote di preghiera tibetane.
Cosa c'è di vero: Storia vera. Pennabilli è anche il paese che scelse Tonino Guerra, il poeta e sceneggiatore di Fellini, con i suoi «Luoghi dell'anima».
Foto: Federica.tamburini.75, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons16Storia vera
San Francesco riceve un monte
San Leo, maggio 1213
Francesco d'Assisi passava per il Montefeltro con frate Leone quando seppe di una grande festa nel castello di San Leo. Salì sulla piazza e predicò davanti ai nobili. Tra loro c'era il conte Orlando Cattani di Chiusi in Casentino, che rimase così colpito da chiedergli un colloquio e, alla fine, gli regalò un monte dove pregare in pace: la Verna, dove Francesco riceverà le stimmate nel 1224.
Cosa c'è di vero: Storia: la donazione della Verna nel 1213 è documentata. Anche Dante cita San Leo, nel IV canto del Purgatorio, per dire quanto è ripida la salita.
Foto: Antoine Fleury-Gobert, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons17Storia vera
Il formaggio nascosto nelle fosse
Talamello e Sogliano al Rubicone, dal Medioevo
Nelle terre dei Malatesta, per salvare grano e formaggi dalle razzie degli eserciti, i contadini li nascondevano in fosse scavate nel tufo. Quando le riaprivano, il formaggio era cambiato: più morbido, profumato, con un sapore forte. Era nato il formaggio di fossa. A Talamello, il poeta Tonino Guerra gli diede un nome per via del suo colore dorato: «Ambra di Talamello».
Cosa c'è di vero: Storia: il formaggio di fossa è DOP dal 2009. Le fosse si aprono ancora in autunno, e a Talamello c'è la fiera che porta il nome scelto da Guerra.
Foto: Giacomozanni, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons18Storia vera
Il Mastin Vecchio e il trono di legno
Verucchio, VII secolo a.C. e XIII secolo
Verucchio è la «culla dei Malatesta»: da qui partì Malatesta da Verucchio, che conquistò Rimini e visse quasi cento anni. Dante, che non lo amava, lo chiama «il mastin vecchio» nel XXVII canto dell'Inferno. Ma la storia del paese è molto più antica: tra il IX e il VI secolo a.C. era un grande centro dei Villanoviani, gli antenati degli Etruschi, e nelle loro tombe si è trovato perfino un trono di legno intagliato, conservato quasi intero dal terreno umido.
Cosa c'è di vero: Tutto storia: i reperti sono al Museo civico archeologico di Verucchio, la rocca malatestiana domina ancora la valle.
Forlì, Cesena e le colline
Ospitalità a colpi di anelli, una principessa che assaggia il vino, un brigante a teatro e una contessa sulle mura.
Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons21Leggenda
Bertinoro, «berti in oro»
Bertinoro, intorno al 424 d.C.
La principessa Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio e signora di Ravenna, attraversava queste colline. Un contadino le offrì il vino del posto, l'Albana, in un rozzo coccio di terracotta. Lei assaggiò ed esclamò: «Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro», cioè di essere bevuto in una coppa d'oro. Da quel «berti in oro» sarebbe nato il nome del paese.
Cosa c'è di vero: È una leggenda. I linguisti preferiscono un'altra origine: un antico «Castrum Brittinorum», il castello dei Britanni, forse per dei monaci arrivati dalla Britannia. Vero, invece, il primato del vino: nel 1987 l'Albana è stato il primo bianco italiano a ottenere la DOCG.
Foto: Perkele, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons22Storia vera
Il Passatore prende in ostaggio un paese
Forlimpopoli, sera del 25 gennaio 1851
Stefano Pelloni, detto il Passatore perché figlio di un traghettatore di Bagnacavallo, era il brigante più temuto della Romagna. Quella sera la sua banda entrò in Forlimpopoli, chiuse i notabili nel teatro dentro la rocca, dove si dava uno spettacolo, e saccheggiò le loro case. Tra le famiglie derubate c'era quella di Pellegrino Artusi: la sorella Gertrude non si riprese più dallo spavento, e gli Artusi lasciarono la Romagna per Firenze. Lì Pellegrino scriverà il libro di cucina più famoso d'Italia.
Cosa c'è di vero: Storia vera. Il Passatore fu ucciso due mesi dopo, nel marzo 1851, ma la canzone popolare lo ricorda come «il Passator cortese».
Castrocaro e la Romagna toscana
La Romagna che per secoli fu Toscana: Medici, terme, Dante e un poeta che perse il suo libro.
Foto: Claudio Caravano, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons24Storia vera
La Romagna che era Toscana
Castrocaro e le valli, dal 1403 al 1923
Per più di cinque secoli una fetta di Romagna appartenne a Firenze: Castrocaro, Modigliana, Rocca San Casciano, Portico, Premilcuore, Bagno di Romagna e altri paesi delle valli formavano la «Romagna toscana». Qui si parlava romagnolo ma si obbediva ai Medici e poi ai granduchi. Solo nel 1923 questi comuni passarono dalla provincia di Firenze a quella di Forlì.
Cosa c'è di vero: Storia vera, e non del tutto finita: Marradi, Palazzuolo sul Senio e Firenzuola sono ancora oggi in provincia di Firenze, ma parlano romagnolo.
Foto: Sandro Botticelli, pubblico dominio, Wikimedia Commons25Storia vera
Dante punge Castrocaro
Purgatorio, canto XIV, inizio del Trecento
Nel XIV canto del Purgatorio Dante incontra Guido del Duca, nobile di Bertinoro, che gli fa un amaro elenco delle famiglie di Romagna ormai decadute. Tra i versi c'è questo: «Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia; e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, che di figliar tai conti più s'impiglia». Vuol dire: fa bene Bagnacavallo, dove la famiglia dei conti si è estinta; fa male Castrocaro, che continua a mettere al mondo conti indegni.
Cosa c'è di vero: Storia, anzi letteratura: i versi sono quelli. E Guido del Duca è lo stesso nobile a cui la tradizione attribuisce la colonna degli anelli di Bertinoro.
Foto: Sailko, CC BY 3.0, Wikimedia Commons26Storia vera
Una città costruita da zero
Terra del Sole, 8 dicembre 1564
Cosimo I de' Medici, granduca di Toscana, voleva una fortezza moderna al confine con lo Stato della Chiesa. Invece di rinforzare la vecchia rocca di Castrocaro, fece costruire a due passi una città nuova, tutta progettata a tavolino: mura a pianta rettangolare, due castelli, porte monumentali e una grande piazza d'armi al centro. La chiamò Eliopoli, Terra del Sole.
Cosa c'è di vero: Storia: è uno dei rari esempi di «città ideale» del Rinascimento davvero costruiti. La rocca di Castrocaro, abbandonata, è stata restaurata e riaperta nel 2000.
Foto: Sailko, CC BY 3.0, Wikimedia Commons27Storia vera
Acque dei Romani e voci nuove
Castrocaro Terme, dall'antichità al 1957
Le acque salsobromoiodiche di Castrocaro erano note già in antichità, e in epoca romana il centro si chiamava Salsubium. Le terme moderne nacquero nell'Ottocento e negli anni Trenta furono rifatte in stile Art déco, con il Padiglione delle Feste decorato dalle ceramiche di Tito Chini. Nel Grand Hotel c'è ancora, quasi intatta, la suite di Mussolini. Dal 1957 qui si svolge il festival Voci Nuove, da cui sono passati cantanti come Gigliola Cinquetti ed Eros Ramazzotti.
Cosa c'è di vero: Storia vera: il Padiglione delle Feste è uno dei complessi Art déco più belli d'Italia e si può visitare.
Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons29Storia vera
Il prete che salvò Garibaldi
Passo del Trebbio e Modigliana, 21 agosto 1849
Dopo la caduta della Repubblica Romana, Giuseppe Garibaldi fuggiva attraverso la Romagna inseguito dagli austriaci, aiutato da una catena di patrioti, la «trafila». La notte del 21 agosto 1849 don Giovanni Verità, prete di Modigliana, lo aspettò per due ore sotto la pioggia al passo del Trebbio. Lo nascose in casa sua e poi lo accompagnò fino al Granducato di Toscana, da dove Garibaldi riuscì a imbarcarsi e a mettersi in salvo.
Cosa c'è di vero: Storia vera: una lapide del 1949 al passo ricorda l'incontro, e la casa di don Verità a Modigliana oggi è il suo museo.
Foto: Giulia Pinzauti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons30Leggenda
La casa di Beatrice e la cascata di Dante
Portico e San Benedetto, Medioevo
A Portico di Romagna c'è un palazzo trecentesco che la tradizione dice dei Portinari, la famiglia di Beatrice, la donna amata da Dante. Poco più su, a San Benedetto in Alpe, il torrente Acquacheta precipita da una parete di roccia: Dante la descrive nel XVI canto dell'Inferno, paragonandola al fragore di un fiume dell'aldilà. Si pensa che il poeta sia passato di qui durante l'esilio.
Cosa c'è di vero: La cascata nella Divina Commedia è vera. Il legame del palazzo con la famiglia di Beatrice viene solo dalla tradizione, non da documenti.
Faenza
Una città che ha dato il nome a un materiale, e che brucia Annibale ogni anno.
Foto: Museo internazionale delle ceramiche, CC0, Wikimedia Commons31Storia vera
Faenza ha dato il nome a un materiale
Faenza, dal Rinascimento
Dal Quattrocento le botteghe di Faenza producevano maioliche così belle e richieste da essere esportate in tutta Europa. In Francia la ceramica smaltata prese il nome della città: «faïence», e lo stesso è successo in inglese e in tedesco. Ancora oggi in mezzo mondo si dice «faenza» senza sapere che si sta nominando una città di Romagna.
Cosa c'è di vero: Storia vera. Il Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, fondato nel 1908, è uno dei più grandi al mondo dedicati alla ceramica.
Foto: Giovanni Stradano, pubblico dominio, Wikimedia Commons33Storia vera
«Vengan le frutta»
Faenza, castello della Castellina, 2 maggio 1285
Frate Alberigo dei Manfredi, signore guelfo di Faenza, era in lite con i parenti. Fece finta di riconciliarsi e li invitò a cena. Alla fine del pasto disse: «Vengan le frutta». Era il segnale: i sicari nascosti uscirono e uccisero gli ospiti. Da allora in Romagna «le frutta di frate Alberigo» è un modo di dire per un tradimento.
Cosa c'è di vero: Storia vera, e Dante ci aggiunse un'idea terribile: nel XXXIII canto dell'Inferno mette Alberigo all'inferno quando era ancora vivo. La sua anima è già dannata, e sulla terra il suo corpo è guidato da un demonio.
Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons34Storia vera
La moglie che uccise il signore
Faenza, maggio 1488
Galeotto Manfredi, signore di Faenza, aveva sposato Francesca Bentivoglio, figlia del signore di Bologna. Il matrimonio era infelice e lei era gelosa. Nel maggio 1488 Francesca si finse malata e lo fece chiamare in camera, dove aveva nascosto dei sicari: quando Galeotto entrò, lo uccisero. Il figlio Astorre aveva tre anni.
Cosa c'è di vero: Storia vera: è lo stesso anno in cui, a pochi chilometri, Caterina Sforza sfidava i congiurati dalle mura di Forlì. Il 1488 fu un anno nero per i signori di Romagna.
Ravenna e la Bassa Romagna
Un imperatore e la sua gallina, le ossa nascoste di Dante, il cavallino della Ferrari e una zappa rimasta su un albero.
Foto: Contheman, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons35Storia vera
Le ossa rubate di Dante
Ravenna, dal 1519 al 1865
Dante morì in esilio a Ravenna nel 1321, e Firenze, che lo aveva cacciato, per secoli rivolle i suoi resti. Nel 1519 papa Leone X, un Medici, autorizzò il trasferimento, ma quando i fiorentini aprirono il sarcofago lo trovarono vuoto: i frati francescani avevano tolto le ossa da un buco nel muro e le avevano nascoste. Restarono murate per secoli, finché il 27 maggio 1865 un muratore, durante dei lavori, trovò per caso una cassetta di legno con scritto sopra che lì c'erano le ossa di Dante.
Cosa c'è di vero: Storia vera. E ancora oggi, ogni settembre, è Firenze a donare l'olio che alimenta la lampada sulla tomba: un modo di chiedere scusa per l'esilio.
Foto: John William Waterhouse, pubblico dominio, Wikimedia Commons36Leggenda
La gallina dell'imperatore
Ravenna, agosto 410
Dal 402 Ravenna era la capitale dell'Impero romano d'Occidente: l'imperatore Onorio vi si era trasferito perché, tra paludi e mare, era più facile da difendere. Nel 410 i Goti di Alarico saccheggiarono Roma. Racconta lo storico Procopio che quando un servitore annunciò a Onorio «Roma è perduta», l'imperatore si disperò: pensava a Roma, la sua gallina preferita. Quando capì che si parlava della città, si tranquillizzò.
Cosa c'è di vero: Ravenna capitale e il sacco di Roma sono storia. La gallina è un aneddoto raccontato da Procopio più di un secolo dopo, probabilmente per prendere in giro un imperatore debole. Il pittore Waterhouse ne fece un quadro nel 1883.
Foto: Drake9996, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons37Storia vera
Il Cavallino della Ferrari viene da Lugo
Lugo, 1918 e 1923
Francesco Baracca, nato a Lugo nel 1888, fu il più grande aviatore italiano della Prima guerra mondiale, con 34 vittorie. Sul suo aereo aveva dipinto un cavallino rampante. Morì nel giugno 1918 sul Montello. Nel 1923 un giovane pilota, Enzo Ferrari, vinse una corsa a Ravenna e conobbe i genitori di Baracca. La madre, la contessa Paolina, gli disse di mettere il cavallino del figlio sulle sue auto: gli avrebbe portato fortuna.
Cosa c'è di vero: Storia vera, raccontata da Enzo Ferrari stesso. Lui aggiunse lo sfondo giallo, il colore di Modena. A Lugo ci sono il museo e il monumento a Baracca.
Foto: Remo Emiliani, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons38Leggenda
Il bagno del cavallo di Tiberio
Bagnacavallo, epoca romana
Il nome di Bagnacavallo, dice la leggenda, viene da una sorgente miracolosa: il cavallo preferito dell'imperatore Tiberio, malato, ci fece il bagno e guarì. Il ricordo è finito perfino nel motto dello stemma del comune. Oggi Bagnacavallo è famosa per la sua Piazza Nuova, una piazza ovale del Settecento circondata da un portico, nata come mercato.
Cosa c'è di vero: Leggenda. La spiegazione più seria parla di un guado vicino al primo villaggio, che si poteva passare solo a cavallo.
Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons39Storia vera
La figlia di Byron
Bagnacavallo, convento di San Giovanni, 1821-1822
Lord Byron viveva a Ravenna, innamorato della contessa Teresa Guiccioli. Nel marzo 1821 mise la figlia Allegra, avuta da Claire Clairmont, nel collegio delle monache cappuccine di Bagnacavallo. Aveva quattro anni. Il poeta Percy Shelley andò a trovarla, il padre mai, e alla madre non fu permesso di vederla. Allegra morì di febbre nel convento il 20 aprile 1822, a cinque anni.
Cosa c'è di vero: Storia vera, con un mistero ancora aperto: il corpo fu mandato in Inghilterra e sepolto a Harrow senza lapide, ma alcune lettere delle monache dicono che fosse rimasto nel convento.
Foto: Paolo Monti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons40Storia vera
Dante promuove Bagnacavallo
Purgatorio, canto XIV, inizio del Trecento
È lo stesso verso che punge Castrocaro: «Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia». Per Dante, Bagnacavallo fa bene perché la sua famiglia di conti, i Malvicini, si stava estinguendo e non metteva più al mondo signori indegni. Un complimento al contrario, che i bagnacavallesi ricordano con un certo orgoglio.
Cosa c'è di vero: Storia, anzi poesia: il verso è nel XIV canto del Purgatorio, detto da Guido del Duca di Bertinoro.
Foto: Fabrizio Garrisi, CC0, Wikimedia Commons41Leggenda
La zappa sulla quercia
Cotignola, 1382
Il giovane Giacomo Attendolo, detto Muzio, stava zappando un campo a Cotignola quando vide passare una compagnia di soldati di ventura. Lanciò la zappa verso una quercia promettendo a se stesso: se resta lassù, parto. La zappa rimase impigliata tra i rami. Quella notte prese un cavallo dalla stalla del padre e raggiunse i soldati. Diventò un grande condottiero, soprannominato «Sforza» per la sua forza, e suo figlio Francesco nel 1450 divenne duca di Milano.
Cosa c'è di vero: La carriera di Muzio e la dinastia Sforza sono storia. La zappa è una leggenda di famiglia: le ricerche negli archivi dicono anche che gli Attendolo non erano poveri contadini, ma una delle famiglie importanti del paese.
Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons42Storia vera
Due geni nello stesso paesino
Fusignano, 1653 e 1946
Fusignano ha poco più di ottomila abitanti, eppure ha dato al mondo due maestri. Il 17 febbraio 1653 nacque qui Arcangelo Corelli, il violinista e compositore che ha insegnato all'Europa barocca il concerto. Il 1° aprile 1946 nacque Arrigo Sacchi, l'allenatore che con il Milan vinse due Coppe dei Campioni di fila, nel 1989 e nel 1990, e cambiò il modo di giocare a calcio.
Cosa c'è di vero: Storia vera. L'auditorium del paese porta il nome di Corelli.
Foto: Hortense Haudebourt-Lescot, pubblico dominio, Wikimedia Commons43Storia vera
Rossini il lughese
Lugo, 1802-1804
Gioachino Rossini nacque a Pesaro il 29 febbraio 1792, ma la sua famiglia era di Lugo: il padre era lughese e la casa del nonno è ancora lì. Da ragazzino, tra il 1802 e il 1804, visse a Lugo e prese le prime vere lezioni di musica dai canonici Malerbi, esercitandosi sugli organi delle chiese. In quegli anni scrisse le sue prime sonate.
Cosa c'è di vero: Storia vera: la casa della famiglia in via Giacomo Rocca è diventata il museo Casa Rossini, e il teatro di Lugo porta il suo nome dal 1859.
Foto: GiacomoR94, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons44Storia vera
Il paese dei profughi lombardi
Massa Lombarda, 1251
Prima del 1251 il paese si chiamava Massa San Paolo. Quell'anno arrivarono circa ottanta famiglie in fuga da Mantova e da Brescia, dove infuriavano le guerre e le prepotenze dei signori del tempo. Furono accolte qui, e il paese diventò «Massa dei Lombardi», poi Massa Lombarda.
Cosa c'è di vero: Storia: la data e l'origine del nome sono riportate dalle fonti locali. Più tardi Massa Lombarda diventò la «città della frutta», con le prime grandi aziende frutticole della Romagna.
Foto: Maddy16869, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons45Storia vera
Le terre di Alfonso
Alfonsine, dal 1465
Nel 1465 il duca di Ferrara Borso d'Este regalò al conte Teofilo Calcagnini delle terre lungo il Po di Primaro: erano boschi e paludi. Teofilo cominciò a bonificarle e il figlio Alfonso continuò il lavoro. Le terre strappate alla palude presero il suo nome: «le Alfonsine». I Calcagnini governarono il paese fino a quando, nel 1814, diventò comune.
Cosa c'è di vero: Storia. Un pezzo di quelle paludi sopravvive nella Riserva naturale di Alfonsine, nel Parco del Delta del Po.
Foto: Sperandio Maffeis, CC0, Wikimedia Commons46Storia vera
«Cantami o Diva» su ogni computer
Alfonsine, 19 febbraio 1754
Ad Alfonsine nacque Vincenzo Monti, uno dei poeti più famosi del suo tempo. Il suo lavoro più amato è la traduzione in versi dell'Iliade di Omero, quella che generazioni di studenti italiani hanno imparato a scuola, a cominciare dal primo verso: «Cantami, o Diva, del Pelide Achille l'ira funesta».
Cosa c'è di vero: Storia vera, con una curiosità moderna: quel primo verso è così famoso che compare come testo di prova quando apri l'anteprima di un carattere in Windows in italiano. La casa natale di Monti è oggi un centro visite del Parco del Delta.
Comacchio e il Delta
Città sommerse, navi romane, ladri di anguille e la fuga di Garibaldi.
Foto: ArchaiOptix, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons47Storia vera
La città etrusca sotto le valli
Comacchio, Valle Trebba, 3 aprile 1922
Gli scrittori antichi parlavano di Spina, un ricchissimo porto greco ed etrusco alla foce del Po, ma nessuno sapeva dove fosse finito. Nel 1922, durante i lavori per prosciugare le valli di Comacchio, dal fango cominciarono ad affiorare vasi di terracotta e oggetti di bronzo: era la necropoli di Spina. Negli anni gli archeologi hanno scavato più di quattromila tombe.
Cosa c'è di vero: Storia vera: dalle tombe è uscita una delle più grandi raccolte al mondo di vasi greci dipinti, oggi al Museo archeologico nazionale di Ferrara.
Foto: Lorenzo Gaudenzi, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons48Storia vera
La nave di Agrippa
Comacchio, Valle Ponti, scoperta nel 1981
Nel 1981, in Valle Ponti, emerse il relitto di una nave romana affondata con tutto il suo carico: anfore, attrezzi, oggetti di bordo e una serie di lingotti di piombo. Sui lingotti c'è il marchio di Marco Vipsanio Agrippa, il genero e braccio destro dell'imperatore Augusto. Per questo la nave si può datare a prima del 12 a.C., l'anno della morte di Agrippa. A bordo c'erano anche sei piccoli tempietti di piombo.
Cosa c'è di vero: Storia vera: il carico è esposto al Museo Delta Antico di Comacchio. La mostra che lo presentò nel 1990 si chiamava «Fortuna Maris», e il nome è rimasto alla nave.
Foto: Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons49Storia vera
I fiocinini, ladri di anguille
Comacchio, quartiere San Pietro, fino al Novecento
Le valli di Comacchio erano una proprietà pubblica e le anguille che le attraversavano erano una ricchezza sorvegliata dalle guardie. I «fiocinini», armati di fiocina, le pescavano di notte di nascosto: vivevano soprattutto nel quartiere di San Pietro, tra case basse e ponticelli. Guardie e fiocinini si sfidavano da secoli, e le loro storie sono diventate leggenda in paese.
Cosa c'è di vero: Storia vera. A Comacchio si contano una quarantina di ricette per l'anguilla, la più tipica è «a bec d'asan», a becco d'asino. Nella Manifattura dei Marinati si marinano ancora come una volta.
Foto: Pmk58, CC0, Wikimedia Commons50Storia vera
Magnavacca diventa Porto Garibaldi
Magnavacca e Mandriole, agosto 1849
Nell'agosto 1849 Giuseppe Garibaldi fuggiva per mare verso Venezia con la moglie Anita, incinta e malata, e pochi compagni. Le navi austriache intercettarono le barche, e il gruppo sbarcò sulla costa di Magnavacca. Iniziò una fuga disperata tra valli e pinete. Anita morì il 4 agosto 1849 in una fattoria alle Mandriole, vicino a Ravenna. Nel 1919 Magnavacca prese il nome di Porto Garibaldi.
Cosa c'è di vero: Storia vera: è l'inizio della «trafila» garibaldina, la catena di patrioti che portò Garibaldi in salvo attraverso tutta la Romagna fino alla Toscana.
Foto: Maddy16869, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons51Storia vera
Le valli che non sono valli
Valli di Comacchio
Chi arriva a Comacchio cerca le valli e trova una distesa d'acqua piatta fino all'orizzonte, popolata da fenicotteri. Niente colline: il nome «valli» viene dal latino «vallum», cioè gli argini costruiti dall'uomo per regolare l'acqua dolce dei fiumi e quella salata del mare, e catturare i pesci che entrano dall'Adriatico.
Cosa c'è di vero: Storia vera: i «lavorieri», le trappole che bloccano le anguille dirette al mare, funzionano così da secoli.
Dialetto, tradizioni e creature
Folletti col berretto rosso, streghe delle ninne nanne, falò di marzo e la canzone che tutti sanno a memoria.
Foto: Nerijp, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons52Storia vera
I chioschi della piadina a strisce
Tutta la Romagna, dal Novecento
La piadina più tipica si compra nei chioschi: casette di legno a strisce verticali, costruite sul modello delle cabine da spiaggia. Ma attento ai colori: cambiano da zona a zona. Bianco e rosso a Forlì e Cesena, bianco e verde a Ravenna. Dal colore del chiosco puoi capire in che pezzo di Romagna sei.
Cosa c'è di vero: Tradizione vera, non una regola scritta. La piadina romagnola è IGP dal 2014.
Foto: Sentruper, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons53Leggenda
E' Mazapégul, il folletto col berretto rosso
Le case di campagna di Romagna, da sempre
Il Mazapégul è un piccolo folletto peloso, dal muso un po' da gatto, con un berretto rosso. Di notte si siede sul petto di chi dorme e gli toglie il respiro, nasconde gli oggetti, intreccia le criniere dei cavalli nella stalla. Si innamora delle ragazze belle e le tormenta di attenzioni. Per liberartene devi rubargli il berretto: senza, non ha più poteri. A Faenza lo chiamano «mazapedar», a Cesena «mazapigur».
Cosa c'è di vero: Leggenda contadina, raccontata soprattutto sull'Appennino forlivese. Dove non bastava il furto del berretto, si piantava una caveja davanti alla casa.
Foto: Massimo Saviotti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons54Leggenda
La Borda, la strega della nebbia
Paludi e valli della pianura, nelle ninne nanne
Nelle ninne nanne romagnole c'era una figura da far paura: la Borda, una strega che viveva nella nebbia delle paludi e dei fossi e strangolava con una corda i bambini che non volevano dormire o si avvicinavano troppo all'acqua. Le mamme la nominavano per tenere i figli a letto e lontani dai canali.
Cosa c'è di vero: Leggenda, con uno scopo pratico: in una terra di canali e nebbie, far paura ai bambini era il modo più sicuro per tenerli lontani dall'acqua. Un sistema educativo efficace, diciamo.
Foto: Maddy16869, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons56Storia vera
Lòm a Mêrz, i falò per svegliare la primavera
Le aie di Romagna, fine febbraio e inizio marzo
Negli ultimi giorni di febbraio e nei primi di marzo i contadini accendevano grandi falò nelle aie, bruciando i rami secchi delle potature, e ci cantavano e ballavano intorno. Il nome in dialetto vuol dire «lumi a marzo»: si faceva luce al mese nuovo perché portasse la primavera e un buon raccolto. In quei giorni si temeva la «canuciéra», un influsso maligno che poteva far fallire qualsiasi lavoro.
Cosa c'è di vero: Tradizione vera e tornata viva: ogni anno, tra fine febbraio e inizio marzo, decine di aie e fattorie della Romagna riaccendono i fuochi.
Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons58Storia vera
«Romagna mia» era «Casetta mia»
Gatteo Mare, 1954
Secondo Casadei, il re del liscio, scrisse la canzone nel 1954 a Gatteo Mare, dedicandola alla sua casa: si chiamava «Casetta mia». Ma una canzone con quel titolo esisteva già, registrata da Giovanni D'Anzi nel 1943. Così in sala d'incisione, su consiglio dell'amico Carlo Ferrini, musicista di Faenza, nel ritornello «Casetta» diventò «Romagna». E la canzone diventò l'inno non ufficiale di un'intera terra.
Cosa c'è di vero: Storia vera. Sul perché del cambio di titolo circolano due versioni: questa, ricostruita dagli studi del musicologo Franco Dell'Amore, è la più documentata.
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