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Curiosità e leggende di Romagna

Imperatori e briganti, fantasmi e folletti, papi, poeti e calciatori. Ogni paese di Romagna ha una storia da raccontare: qui trovi quelle vere, quelle inventate e quelle che stanno un po' e un po'. Per ognuna ti diciamo dove è successa, quando e cosa c'è di vero.

58storie
38storia vera
20con una leggenda
28paesi

Storia o leggenda?

Rimini e la costa

Dove Cesare sfidò Roma, il diavolo prese a calci un ponte e nacque la vacanza al mare.

  • Il Rubicone vicino alla foce, tra Savignano e GatteoFoto: Андрей Романенко, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    1Metà e metà

    Il dado è tratto sul Rubicone

    Savignano sul Rubicone, 10 gennaio 49 a.C.

    Il Rubicone segnava il confine dell'Italia romana: nessun generale poteva attraversarlo in armi. Giulio Cesare lo fece con una legione, ed era una dichiarazione di guerra a Roma. Lo storico Svetonio gli fa dire «alea iacta est», il dado è tratto. Per secoli nessuno ha saputo con certezza quale fosse il vero Rubicone: se lo contendevano l'Uso, il Pisciatello e il Fiumicino. Nel 1933 lo Stato lo assegnò al Fiumicino, e Savignano di Romagna diventò Savignano sul Rubicone.

    Cosa c'è di vero: Il passaggio è storia. La frase forse no: secondo Plutarco, Cesare la disse in greco, citando un verso del commediografo Menandro.

    Scopri Savignano sul Rubicone

  • Ponte di Tiberio, RiminiFoto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    2Metà e metà

    Il Ponte del Diavolo

    Rimini, Ponte di Tiberio, finito nel 21 d.C.

    Il ponte sul Marecchia fu iniziato da Augusto e finito da Tiberio. La leggenda racconta che Tiberio, disperato perché il ponte non stava in piedi, chiese aiuto al diavolo: in cambio avrebbe avuto l'anima del primo che lo attraversava. Il ponte fu pronto in una notte, ma Tiberio ci fece passare per primo un cane. Il diavolo, furioso, provò a distruggerlo a calci: sulla pietra si vedono ancora le «impronte di capra» che avrebbe lasciato.

    Cosa c'è di vero: Il diavolo è leggenda, la robustezza no: nel 552 i Goti lo danneggiarono e nel 1944 i tedeschi in ritirata provarono a farlo saltare. Non ci riuscirono, e dopo duemila anni il ponte regge ancora il traffico.

    Tiberiusbroen Scopri Rimini

  • Tempio Malatestiano, RiminiFoto: Flying Russian, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    3Storia vera

    L'unico uomo «canonizzato all'inferno»

    Rimini e Roma, 1462

    Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, era un condottiero geniale e senza scrupoli: fece costruire il Tempio Malatestiano da Leon Battista Alberti, ma lo riempì di simboli pagani e delle iniziali sue e dell'amata Isotta. Papa Pio II, suo nemico, nel 1462 fece una cosa mai vista: lo dichiarò dannato da vivo, una canonizzazione alla rovescia. A Roma il suo fantoccio fu bruciato in pubblico.

    Cosa c'è di vero: È storia: gli storici la chiamano l'unica «canonizzazione al contrario» mai fatta. Il Tempio è ancora lì, ed è il duomo di Rimini.

    Tempio Malatestiano Scopri Rimini

  • Il Grand Hotel di RiminiFoto: Michele1978rimini, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    4Storia vera

    Rimini inventa la vacanza al mare

    Rimini, 1843

    Nel 1843 i conti Alessandro e Ruggero Baldini e il medico Claudio Tintori aprirono sulla spiaggia di Rimini lo Stabilimento privilegiato dei bagni marittimi: il mare come cura, con cabine, docce e servizi. Fu l'inizio della Riviera. Nel 1908 arrivò il Grand Hotel, e un bambino nato a Rimini nel 1920, Federico Fellini, lo farà diventare un sogno nei suoi film, fino ad «Amarcord», che in dialetto vuol dire «mi ricordo».

    Cosa c'è di vero: Storia vera: è considerato il primo stabilimento balneare della costa adriatica italiana.

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  • Il porto canale di Cesenatico con le barche storicheFoto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    5Storia vera

    Leonardo disegna il porto

    Cesenatico, 1502

    Nel 1502 Leonardo da Vinci girava la Romagna come ingegnere militare di Cesare Borgia, il figlio di papa Alessandro VI che si stava conquistando la regione. A Cesenatico studiò e disegnò il porto canale, per renderlo più sicuro e navigabile. Nello stesso viaggio, a Imola, disegnò una pianta della città vista dall'alto, una delle prime mappe moderne mai fatte.

    Cosa c'è di vero: Storia: per questo oggi si chiama «porto canale leonardesco», e d'estate ospita le barche storiche del Museo della Marineria.

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  • Il porto canale di Cervia, da dove parte il corteo dello Sposalizio del MareFoto: Lorenzo Gaudenzi, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    6Metà e metà

    Cervia sposa il mare

    Cervia, giorno dell'Ascensione del 1445

    Pietro Barbo, vescovo di Cervia e futuro papa Paolo II, tornava da Venezia per mare quando fu sorpreso da una tempesta. Si racconta che la placò gettando tra le onde il suo anello. Il gesto diventò un voto: da allora, ogni anno nel giorno dell'Ascensione, si getta un anello in mare davanti a Cervia, e chi lo ripesca avrà fortuna per tutto l'anno.

    Cosa c'è di vero: La tempesta è leggenda, il rito è vero e vivo: nel 2025 si è celebrata la 581ª edizione dello Sposalizio del Mare.

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San Marino

La repubblica più antica del mondo, che disse no a Napoleone e fece cittadino Lincoln.

  • La Guaita, prima torre di San Marino, sul Monte TitanoFoto: Max Ryazanov, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    7Leggenda

    Lo scalpellino venuto dal mare

    Monte Titano, 3 settembre 301

    Marino era uno scalpellino dell'isola di Arbe, in Dalmazia. Arrivato a Rimini a lavorare, dovette fuggire dalle persecuzioni dei cristiani dell'imperatore Diocleziano e si rifugiò sul Monte Titano. Una nobildonna, Felicissima, gli regalò il monte per ringraziarlo di aver guarito il figlio. Lì nacque una piccola comunità, che secondo la tradizione fu fondata il 3 settembre 301. Le sue ultime parole sarebbero state: «Vi lascio liberi da entrambi gli uomini», cioè dall'imperatore e dal papa.

    Cosa c'è di vero: È la leggenda di fondazione: la data e la frase vengono dalla tradizione, non da documenti. Il motto «Libertas» e il gemellaggio con Arbe, invece, sono realtà.

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  • Il Palazzo Pubblico di San MarinoFoto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    8Storia vera

    Il no a Napoleone

    San Marino, febbraio 1797

    Durante la campagna d'Italia, Napoleone Bonaparte mandò a San Marino lo scienziato Gaspard Monge con un'offerta generosa: amicizia, doni e un territorio più grande, fino al mare. Il reggente Antonio Onofri ringraziò e rifiutò la terra: la Repubblica, disse, era contenta della sua piccolezza. Accettò solo l'amicizia. Per questo Onofri è ricordato come Padre della Patria.

    Cosa c'è di vero: Storia vera, raccontata dai documenti della Repubblica: un caso forse unico di Stato che rifiuta di ingrandirsi.

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  • Abraham Lincoln fotografato da Alexander Gardner nel 1863Foto: Alexander Gardner, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    9Storia vera

    Abraham Lincoln, cittadino di San Marino

    San Marino e Washington, 1861

    Nel 1861 la Repubblica di San Marino conferì la cittadinanza onoraria al nuovo presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, come segno di fraternità tra le due repubbliche. Lincoln rispose con una lettera ai Capitani Reggenti: «Sebbene il vostro dominio sia piccolo, il vostro Stato è tuttavia uno dei più onorati di tutta la storia».

    Cosa c'è di vero: Storia vera: la lettera è conservata e la frase è incisa su una targa nel Palazzo Pubblico.

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  • Le torri Cesta e Montale sul Monte Titano, San MarinoFoto: Terragio67, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    10Storia vera

    Centomila rifugiati in casa

    San Marino, estate e autunno 1944

    Nel 1944 il fronte della Linea Gotica passava a pochi chilometri, e Rimini era sotto le bombe. San Marino, neutrale, aprì i confini: con circa 15.000 abitanti accolse circa 100.000 sfollati della Romagna e delle Marche, ospitati in case, chiese, conventi e perfino nelle gallerie della ferrovia.

    Cosa c'è di vero: L'accoglienza è storia. La cifra dei 100.000 rifugiati viene dalle fonti ufficiali sammarinesi, non da storici indipendenti.

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  • Lo stadio Renato Dall'Ara di BolognaFoto: Nick.mon, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    11Storia vera

    Il gol degli 8 secondi

    Bologna, stadio Dall'Ara, 17 novembre 1993

    Qualificazioni ai Mondiali del 1994: San Marino contro l'Inghilterra, che deve vincere con tanti gol. Un retropassaggio corto di Stuart Pearce, e Davide Gualtieri, un ragazzo che di lavoro vendeva computer, infila il pallone alle spalle del portiere David Seaman dopo 8,3 secondi. L'Inghilterra vinse 7 a 1, ma non andò ai Mondiali.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: per 23 anni è stato il gol più veloce nella storia delle qualificazioni ai Mondiali, fino a quello di Christian Benteke nel 2016.

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Valmarecchia e Montefeltro

Rocche sulle rupi, un fantasma bambino, un conte alchimista e il Dalai Lama in un paese di collina.

  • Il castello di Montebello in ValmarecchiaFoto: Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    12Leggenda

    Azzurrina, la bambina del castello

    Castello di Montebello, Poggio Torriana, 21 giugno 1375

    Guendalina Malatesta, figlia del signore di Montebello, era albina. In un'epoca in cui i capelli bianchi facevano pensare alla stregoneria, la madre glieli tingeva con erbe che li facevano diventare azzurrini: da qui il soprannome. Il giorno del solstizio d'estate del 1375, durante un temporale, la bambina scese in cantina a cercare la sua palla di stracci. Le guardie sentirono un grido, e di lei non si trovò più nulla.

    Cosa c'è di vero: Leggenda, ma il castello è vero e si visita. Si dice che ogni cinque anni, al solstizio, nelle registrazioni fatte nella notte si senta ancora la sua voce.

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  • Forte di San LeoFoto: Bruno Rijsman, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons

    13Storia vera

    Cagliostro muore a San Leo

    Forte di San Leo, 26 agosto 1795

    Giuseppe Balsamo, detto il conte di Cagliostro, alchimista, guaritore e avventuriero famoso in tutta Europa, fu arrestato a Roma dall'Inquisizione nel 1789 e condannato al carcere a vita. Lo rinchiusero nel forte di San Leo, sulla rupe più inaccessibile del Montefeltro, in una cella detta «il Pozzetto», dove si entrava solo da una botola nel soffitto. Morì lì nel 1795.

    Cosa c'è di vero: Storia vera, e c'è un seguito: nel 2009 San Leo, con altri sei comuni della Valmarecchia, è passato per referendum dalle Marche all'Emilia-Romagna.

    San Leo-festningen Scopri San Leo

  • I resti della rocca di Maioletto, con San Leo sullo sfondoFoto: PercyFulton, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    14Metà e metà

    Il ballo angelico di Maiolo

    Maiolo, notte tra il 29 e il 30 maggio 1700

    Dopo quasi due giorni di pioggia senza sosta, una frana si staccò dalla rupe e travolse il castello di Maioletto e quasi tutto il borgo ai suoi piedi. La gente spiegò il disastro come una punizione divina: in paese, si diceva, si praticava il «ballo angelico», danze notturne poco cristiane. I superstiti si spostarono poco lontano, dove oggi c'è Maiolo.

    Cosa c'è di vero: La frana è storia, il ballo è leggenda. I racconti sono pochi anche perché nel 1737 bruciò l'archivio del comune.

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  • La campana e le ruote di preghiera tibetane in cima a PennabilliFoto: Goldmund100, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    15Storia vera

    Il Dalai Lama a Pennabilli

    Pennabilli, dal Settecento a oggi

    Francesco Orazio Olivieri, frate cappuccino nato a Pennabilli nel 1680, partì missionario per il Tibet, visse anni a Lhasa, ne studiò la lingua e incontrò il Dalai Lama di allora. Questo legame non si è mai spezzato: il Dalai Lama di oggi è venuto due volte in questo paese di collina, accolto con tutti gli onori. In cima al paese ci sono ancora una campana e le ruote di preghiera tibetane.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. Pennabilli è anche il paese che scelse Tonino Guerra, il poeta e sceneggiatore di Fellini, con i suoi «Luoghi dell'anima».

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  • Il borgo di San Leo visto dal forteFoto: Federica.tamburini.75, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    16Storia vera

    San Francesco riceve un monte

    San Leo, maggio 1213

    Francesco d'Assisi passava per il Montefeltro con frate Leone quando seppe di una grande festa nel castello di San Leo. Salì sulla piazza e predicò davanti ai nobili. Tra loro c'era il conte Orlando Cattani di Chiusi in Casentino, che rimase così colpito da chiedergli un colloquio e, alla fine, gli regalò un monte dove pregare in pace: la Verna, dove Francesco riceverà le stimmate nel 1224.

    Cosa c'è di vero: Storia: la donazione della Verna nel 1213 è documentata. Anche Dante cita San Leo, nel IV canto del Purgatorio, per dire quanto è ripida la salita.

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  • Formaggio di fossaFoto: Antoine Fleury-Gobert, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    17Storia vera

    Il formaggio nascosto nelle fosse

    Talamello e Sogliano al Rubicone, dal Medioevo

    Nelle terre dei Malatesta, per salvare grano e formaggi dalle razzie degli eserciti, i contadini li nascondevano in fosse scavate nel tufo. Quando le riaprivano, il formaggio era cambiato: più morbido, profumato, con un sapore forte. Era nato il formaggio di fossa. A Talamello, il poeta Tonino Guerra gli diede un nome per via del suo colore dorato: «Ambra di Talamello».

    Cosa c'è di vero: Storia: il formaggio di fossa è DOP dal 2009. Le fosse si aprono ancora in autunno, e a Talamello c'è la fiera che porta il nome scelto da Guerra.

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  • Verucchio e la Rocca Malatestiana sotto la neveFoto: Giacomozanni, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    18Storia vera

    Il Mastin Vecchio e il trono di legno

    Verucchio, VII secolo a.C. e XIII secolo

    Verucchio è la «culla dei Malatesta»: da qui partì Malatesta da Verucchio, che conquistò Rimini e visse quasi cento anni. Dante, che non lo amava, lo chiama «il mastin vecchio» nel XXVII canto dell'Inferno. Ma la storia del paese è molto più antica: tra il IX e il VI secolo a.C. era un grande centro dei Villanoviani, gli antenati degli Etruschi, e nelle loro tombe si è trovato perfino un trono di legno intagliato, conservato quasi intero dal terreno umido.

    Cosa c'è di vero: Tutto storia: i reperti sono al Museo civico archeologico di Verucchio, la rocca malatestiana domina ancora la valle.

    Verucchio-festningen Scopri Verucchio

  • Federico da Montefeltro e Battista Sforza nel dittico di Piero della Francesca, UffiziFoto: Piero della Francesca, foto CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    19Metà e metà

    Il duca che si mostrava solo di profilo

    San Leo e Urbino, intorno al 1450

    Il nome Montefeltro viene da Mons Feretri, l'antico nome di San Leo, la rocca da cui veniva la famiglia. Il più famoso dei Montefeltro, Federico, duca di Urbino, perse l'occhio destro in un torneo verso il 1450, colpito da una lancia. Da allora si fece ritrarre solo dal lato sinistro: lo vedi così nel celebre dittico di Piero della Francesca, oggi agli Uffizi, con quel naso dalla forma strana.

    Cosa c'è di vero: L'occhio perso e il profilo sono storia. Che si sia fatto togliere un pezzo di naso per vedere meglio con l'occhio rimasto è un'ipotesi: alcuni studiosi ci credono, altri no.

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Forlì, Cesena e le colline

Ospitalità a colpi di anelli, una principessa che assaggia il vino, un brigante a teatro e una contessa sulle mura.

  • La Colonna delle Anella in piazza della Libertà a BertinoroFoto: STFMIC, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    20Metà e metà

    La colonna dei dodici anelli

    Bertinoro, piazza della Libertà, XIII secolo

    A Bertinoro le famiglie nobili litigavano per avere l'onore di ospitare i forestieri. Per mettere pace, si racconta, Guido del Duca e Arrigo Mainardi fecero alzare in piazza una colonna con dodici anelli, uno per famiglia: l'anello a cui il viaggiatore legava il cavallo decideva in quale casa sarebbe stato ospite. Da qui il titolo di «città dell'ospitalità».

    Cosa c'è di vero: Le date sono incerte e la colonna di oggi è stata ricostruita circa cento anni fa, ma l'usanza è viva: il primo weekend di settembre, alla Festa dell'Ospitalità, agli anelli si appendono le buste con gli inviti a pranzo nelle case di Bertinoro.

    Scopri Bertinoro

  • Bertinoro e le sue colline viste dall'altoFoto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    21Leggenda

    Bertinoro, «berti in oro»

    Bertinoro, intorno al 424 d.C.

    La principessa Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio e signora di Ravenna, attraversava queste colline. Un contadino le offrì il vino del posto, l'Albana, in un rozzo coccio di terracotta. Lei assaggiò ed esclamò: «Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro», cioè di essere bevuto in una coppa d'oro. Da quel «berti in oro» sarebbe nato il nome del paese.

    Cosa c'è di vero: È una leggenda. I linguisti preferiscono un'altra origine: un antico «Castrum Brittinorum», il castello dei Britanni, forse per dei monaci arrivati dalla Britannia. Vero, invece, il primato del vino: nel 1987 l'Albana è stato il primo bianco italiano a ottenere la DOCG.

    Scopri Bertinoro

  • La Rocca di Forlimpopoli, che ospita il teatroFoto: Perkele, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    22Storia vera

    Il Passatore prende in ostaggio un paese

    Forlimpopoli, sera del 25 gennaio 1851

    Stefano Pelloni, detto il Passatore perché figlio di un traghettatore di Bagnacavallo, era il brigante più temuto della Romagna. Quella sera la sua banda entrò in Forlimpopoli, chiuse i notabili nel teatro dentro la rocca, dove si dava uno spettacolo, e saccheggiò le loro case. Tra le famiglie derubate c'era quella di Pellegrino Artusi: la sorella Gertrude non si riprese più dallo spavento, e gli Artusi lasciarono la Romagna per Firenze. Lì Pellegrino scriverà il libro di cucina più famoso d'Italia.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. Il Passatore fu ucciso due mesi dopo, nel marzo 1851, ma la canzone popolare lo ricorda come «il Passator cortese».

    Scopri Forlimpopoli

  • La Rocca di Ravaldino a ForlìFoto: Perkele, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    23Metà e metà

    Caterina Sforza sulle mura

    Forlì, Rocca di Ravaldino, aprile 1488

    Il 14 aprile 1488 i congiurati della famiglia Orsi uccisero Girolamo Riario, signore di Forlì. La moglie, Caterina Sforza, si chiuse nella Rocca di Ravaldino, e i congiurati portarono sotto le mura i suoi figli in ostaggio, minacciando di ucciderli se non si fosse arresa. Lei, racconta Niccolò Machiavelli, salì sugli spalti, si alzò le gonne e gridò che aveva ancora «il modo di farne altri». Non si arrese, e pochi giorni dopo riprese la città.

    Cosa c'è di vero: L'assedio e la vittoria sono storia. Il gesto delle gonne lo racconta Machiavelli: molti storici pensano che l'abbia un po' colorito, ma è diventato il simbolo della «tigre di Forlì».

    Rocca di Ravaldino Scopri Forlì

Castrocaro e la Romagna toscana

La Romagna che per secoli fu Toscana: Medici, terme, Dante e un poeta che perse il suo libro.

  • La fortezza di CastrocaroFoto: Claudio Caravano, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    24Storia vera

    La Romagna che era Toscana

    Castrocaro e le valli, dal 1403 al 1923

    Per più di cinque secoli una fetta di Romagna appartenne a Firenze: Castrocaro, Modigliana, Rocca San Casciano, Portico, Premilcuore, Bagno di Romagna e altri paesi delle valli formavano la «Romagna toscana». Qui si parlava romagnolo ma si obbediva ai Medici e poi ai granduchi. Solo nel 1923 questi comuni passarono dalla provincia di Firenze a quella di Forlì.

    Cosa c'è di vero: Storia vera, e non del tutto finita: Marradi, Palazzuolo sul Senio e Firenzuola sono ancora oggi in provincia di Firenze, ma parlano romagnolo.

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  • Ritratto di Dante Alighieri di Sandro BotticelliFoto: Sandro Botticelli, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    25Storia vera

    Dante punge Castrocaro

    Purgatorio, canto XIV, inizio del Trecento

    Nel XIV canto del Purgatorio Dante incontra Guido del Duca, nobile di Bertinoro, che gli fa un amaro elenco delle famiglie di Romagna ormai decadute. Tra i versi c'è questo: «Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia; e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, che di figliar tai conti più s'impiglia». Vuol dire: fa bene Bagnacavallo, dove la famiglia dei conti si è estinta; fa male Castrocaro, che continua a mettere al mondo conti indegni.

    Cosa c'è di vero: Storia, anzi letteratura: i versi sono quelli. E Guido del Duca è lo stesso nobile a cui la tradizione attribuisce la colonna degli anelli di Bertinoro.

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  • Porta Fiorentina, l'ingresso di Terra del SoleFoto: Sailko, CC BY 3.0, Wikimedia Commons

    26Storia vera

    Una città costruita da zero

    Terra del Sole, 8 dicembre 1564

    Cosimo I de' Medici, granduca di Toscana, voleva una fortezza moderna al confine con lo Stato della Chiesa. Invece di rinforzare la vecchia rocca di Castrocaro, fece costruire a due passi una città nuova, tutta progettata a tavolino: mura a pianta rettangolare, due castelli, porte monumentali e una grande piazza d'armi al centro. La chiamò Eliopoli, Terra del Sole.

    Cosa c'è di vero: Storia: è uno dei rari esempi di «città ideale» del Rinascimento davvero costruiti. La rocca di Castrocaro, abbandonata, è stata restaurata e riaperta nel 2000.

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  • Il Padiglione delle Feste delle terme di Castrocaro, decorato da Tito ChiniFoto: Sailko, CC BY 3.0, Wikimedia Commons

    27Storia vera

    Acque dei Romani e voci nuove

    Castrocaro Terme, dall'antichità al 1957

    Le acque salsobromoiodiche di Castrocaro erano note già in antichità, e in epoca romana il centro si chiamava Salsubium. Le terme moderne nacquero nell'Ottocento e negli anni Trenta furono rifatte in stile Art déco, con il Padiglione delle Feste decorato dalle ceramiche di Tito Chini. Nel Grand Hotel c'è ancora, quasi intatta, la suite di Mussolini. Dal 1957 qui si svolge il festival Voci Nuove, da cui sono passati cantanti come Gigliola Cinquetti ed Eros Ramazzotti.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: il Padiglione delle Feste è uno dei complessi Art déco più belli d'Italia e si può visitare.

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  • Marradi, Romagna toscanaFoto: Zebra48bo, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    28Metà e metà

    Il poeta e il manoscritto perduto

    Marradi e Firenze, 1913-1914

    Dino Campana, poeta di Marradi, nel 1913 portò a Firenze l'unica copia delle sue poesie, un quaderno intitolato «Il più lungo giorno», e la affidò ai letterati Giovanni Papini e Ardengo Soffici della rivista Lacerba. Non gliela restituirono mai: dissero di averla persa. Campana, disperato, ricostruì il libro e nel 1914 lo fece stampare a sue spese da una tipografia di Marradi: sono i «Canti Orfici», tra i libri di poesia più importanti del Novecento.

    Cosa c'è di vero: Il quaderno perso è storia: ricomparve nel 1971 tra le carte di Soffici. Che Campana abbia riscritto tutto a memoria è invece una leggenda, messa in giro da lui stesso: si aiutò anche con appunti e altre carte.

    Marradi Scopri Marradi

  • Modigliana e la Tribuna, il paese di don Giovanni VeritàFoto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    29Storia vera

    Il prete che salvò Garibaldi

    Passo del Trebbio e Modigliana, 21 agosto 1849

    Dopo la caduta della Repubblica Romana, Giuseppe Garibaldi fuggiva attraverso la Romagna inseguito dagli austriaci, aiutato da una catena di patrioti, la «trafila». La notte del 21 agosto 1849 don Giovanni Verità, prete di Modigliana, lo aspettò per due ore sotto la pioggia al passo del Trebbio. Lo nascose in casa sua e poi lo accompagnò fino al Granducato di Toscana, da dove Garibaldi riuscì a imbarcarsi e a mettersi in salvo.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: una lapide del 1949 al passo ricorda l'incontro, e la casa di don Verità a Modigliana oggi è il suo museo.

    Scopri Modigliana

  • La cascata dell'Acquacheta a San Benedetto in AlpeFoto: Giulia Pinzauti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    30Leggenda

    La casa di Beatrice e la cascata di Dante

    Portico e San Benedetto, Medioevo

    A Portico di Romagna c'è un palazzo trecentesco che la tradizione dice dei Portinari, la famiglia di Beatrice, la donna amata da Dante. Poco più su, a San Benedetto in Alpe, il torrente Acquacheta precipita da una parete di roccia: Dante la descrive nel XVI canto dell'Inferno, paragonandola al fragore di un fiume dell'aldilà. Si pensa che il poeta sia passato di qui durante l'esilio.

    Cosa c'è di vero: La cascata nella Divina Commedia è vera. Il legame del palazzo con la famiglia di Beatrice viene solo dalla tradizione, non da documenti.

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Faenza

Una città che ha dato il nome a un materiale, e che brucia Annibale ogni anno.

  • La sala del Rinascimento al Museo internazionale delle ceramiche di FaenzaFoto: Museo internazionale delle ceramiche, CC0, Wikimedia Commons

    31Storia vera

    Faenza ha dato il nome a un materiale

    Faenza, dal Rinascimento

    Dal Quattrocento le botteghe di Faenza producevano maioliche così belle e richieste da essere esportate in tutta Europa. In Francia la ceramica smaltata prese il nome della città: «faïence», e lo stesso è successo in inglese e in tedesco. Ancora oggi in mezzo mondo si dice «faenza» senza sapere che si sta nominando una città di Romagna.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. Il Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, fondato nel 1908, è uno dei più grandi al mondo dedicati alla ceramica.

    Scopri Faenza

  • Il Niballo brucia in piazza a Faenza la notte del 5 gennaioFoto: Frenk965, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    32Metà e metà

    Il Niballo è Annibale

    Faenza, notte del 5 gennaio e Palio di giugno

    Nel Palio di Faenza i cavalieri dei cinque rioni si sfidano colpendo con la lancia un fantoccio: il Niballo, cioè Annibale, il condottiero cartaginese simbolo del nemico. La prima giostra documentata risale al 1164, in onore di Federico Barbarossa ospite dei Manfredi. La notte del 5 gennaio, alla Nott de Bisò, un grande Niballo viene bruciato in piazza a mezzanotte: da come cade e da come volano le scintille si traggono i pronostici per l'anno e per il Palio, mentre si beve il bisò, il vino caldo, nei gotti di ceramica.

    Cosa c'è di vero: Il Palio e la Nott de Bisò sono tradizioni vere e vive, la Nott de Bisò si fa dal 1964. Per la parola «bisò» circola l'idea che venga da «bevi su», ma non ci sono fonti serie.

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  • Il XXXIII canto dell'Inferno nel disegno di Giovanni StradanoFoto: Giovanni Stradano, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    33Storia vera

    «Vengan le frutta»

    Faenza, castello della Castellina, 2 maggio 1285

    Frate Alberigo dei Manfredi, signore guelfo di Faenza, era in lite con i parenti. Fece finta di riconciliarsi e li invitò a cena. Alla fine del pasto disse: «Vengan le frutta». Era il segnale: i sicari nascosti uscirono e uccisero gli ospiti. Da allora in Romagna «le frutta di frate Alberigo» è un modo di dire per un tradimento.

    Cosa c'è di vero: Storia vera, e Dante ci aggiunse un'idea terribile: nel XXXIII canto dell'Inferno mette Alberigo all'inferno quando era ancora vivo. La sua anima è già dannata, e sulla terra il suo corpo è guidato da un demonio.

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  • Ritratto di Francesca Bentivoglio, moglie di Galeotto ManfrediFoto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    34Storia vera

    La moglie che uccise il signore

    Faenza, maggio 1488

    Galeotto Manfredi, signore di Faenza, aveva sposato Francesca Bentivoglio, figlia del signore di Bologna. Il matrimonio era infelice e lei era gelosa. Nel maggio 1488 Francesca si finse malata e lo fece chiamare in camera, dove aveva nascosto dei sicari: quando Galeotto entrò, lo uccisero. Il figlio Astorre aveva tre anni.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: è lo stesso anno in cui, a pochi chilometri, Caterina Sforza sfidava i congiurati dalle mura di Forlì. Il 1488 fu un anno nero per i signori di Romagna.

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Ravenna e la Bassa Romagna

Un imperatore e la sua gallina, le ossa nascoste di Dante, il cavallino della Ferrari e una zappa rimasta su un albero.

  • Il sarcofago nel quadrarco di Braccioforte, accanto alla tomba di Dante a RavennaFoto: Contheman, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    35Storia vera

    Le ossa rubate di Dante

    Ravenna, dal 1519 al 1865

    Dante morì in esilio a Ravenna nel 1321, e Firenze, che lo aveva cacciato, per secoli rivolle i suoi resti. Nel 1519 papa Leone X, un Medici, autorizzò il trasferimento, ma quando i fiorentini aprirono il sarcofago lo trovarono vuoto: i frati francescani avevano tolto le ossa da un buco nel muro e le avevano nascoste. Restarono murate per secoli, finché il 27 maggio 1865 un muratore, durante dei lavori, trovò per caso una cassetta di legno con scritto sopra che lì c'erano le ossa di Dante.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. E ancora oggi, ogni settembre, è Firenze a donare l'olio che alimenta la lampada sulla tomba: un modo di chiedere scusa per l'esilio.

    Dantes grav Scopri Ravenna

  • I favoriti dell'imperatore Onorio, dipinto di John William Waterhouse, 1883Foto: John William Waterhouse, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    36Leggenda

    La gallina dell'imperatore

    Ravenna, agosto 410

    Dal 402 Ravenna era la capitale dell'Impero romano d'Occidente: l'imperatore Onorio vi si era trasferito perché, tra paludi e mare, era più facile da difendere. Nel 410 i Goti di Alarico saccheggiarono Roma. Racconta lo storico Procopio che quando un servitore annunciò a Onorio «Roma è perduta», l'imperatore si disperò: pensava a Roma, la sua gallina preferita. Quando capì che si parlava della città, si tranquillizzò.

    Cosa c'è di vero: Ravenna capitale e il sacco di Roma sono storia. La gallina è un aneddoto raccontato da Procopio più di un secolo dopo, probabilmente per prendere in giro un imperatore debole. Il pittore Waterhouse ne fece un quadro nel 1883.

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  • Il monumento a Francesco Baracca in piazza a LugoFoto: Drake9996, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    37Storia vera

    Il Cavallino della Ferrari viene da Lugo

    Lugo, 1918 e 1923

    Francesco Baracca, nato a Lugo nel 1888, fu il più grande aviatore italiano della Prima guerra mondiale, con 34 vittorie. Sul suo aereo aveva dipinto un cavallino rampante. Morì nel giugno 1918 sul Montello. Nel 1923 un giovane pilota, Enzo Ferrari, vinse una corsa a Ravenna e conobbe i genitori di Baracca. La madre, la contessa Paolina, gli disse di mettere il cavallino del figlio sulle sue auto: gli avrebbe portato fortuna.

    Cosa c'è di vero: Storia vera, raccontata da Enzo Ferrari stesso. Lui aggiunse lo sfondo giallo, il colore di Modena. A Lugo ci sono il museo e il monumento a Baracca.

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  • Piazza Nuova a Bagnacavallo vista dall'altoFoto: Remo Emiliani, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    38Leggenda

    Il bagno del cavallo di Tiberio

    Bagnacavallo, epoca romana

    Il nome di Bagnacavallo, dice la leggenda, viene da una sorgente miracolosa: il cavallo preferito dell'imperatore Tiberio, malato, ci fece il bagno e guarì. Il ricordo è finito perfino nel motto dello stemma del comune. Oggi Bagnacavallo è famosa per la sua Piazza Nuova, una piazza ovale del Settecento circondata da un portico, nata come mercato.

    Cosa c'è di vero: Leggenda. La spiegazione più seria parla di un guado vicino al primo villaggio, che si poteva passare solo a cavallo.

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  • Ritratto di Allegra, la figlia di Lord ByronFoto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    39Storia vera

    La figlia di Byron

    Bagnacavallo, convento di San Giovanni, 1821-1822

    Lord Byron viveva a Ravenna, innamorato della contessa Teresa Guiccioli. Nel marzo 1821 mise la figlia Allegra, avuta da Claire Clairmont, nel collegio delle monache cappuccine di Bagnacavallo. Aveva quattro anni. Il poeta Percy Shelley andò a trovarla, il padre mai, e alla madre non fu permesso di vederla. Allegra morì di febbre nel convento il 20 aprile 1822, a cinque anni.

    Cosa c'è di vero: Storia vera, con un mistero ancora aperto: il corpo fu mandato in Inghilterra e sepolto a Harrow senza lapide, ma alcune lettere delle monache dicono che fosse rimasto nel convento.

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  • Bagnacavallo fotografata da Paolo Monti nel 1968Foto: Paolo Monti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    40Storia vera

    Dante promuove Bagnacavallo

    Purgatorio, canto XIV, inizio del Trecento

    È lo stesso verso che punge Castrocaro: «Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia». Per Dante, Bagnacavallo fa bene perché la sua famiglia di conti, i Malvicini, si stava estinguendo e non metteva più al mondo signori indegni. Un complimento al contrario, che i bagnacavallesi ricordano con un certo orgoglio.

    Cosa c'è di vero: Storia, anzi poesia: il verso è nel XIV canto del Purgatorio, detto da Guido del Duca di Bertinoro.

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  • Muzio Attendolo Sforza nel ritratto di Cristofano dell'Altissimo, UffiziFoto: Fabrizio Garrisi, CC0, Wikimedia Commons

    41Leggenda

    La zappa sulla quercia

    Cotignola, 1382

    Il giovane Giacomo Attendolo, detto Muzio, stava zappando un campo a Cotignola quando vide passare una compagnia di soldati di ventura. Lanciò la zappa verso una quercia promettendo a se stesso: se resta lassù, parto. La zappa rimase impigliata tra i rami. Quella notte prese un cavallo dalla stalla del padre e raggiunse i soldati. Diventò un grande condottiero, soprannominato «Sforza» per la sua forza, e suo figlio Francesco nel 1450 divenne duca di Milano.

    Cosa c'è di vero: La carriera di Muzio e la dinastia Sforza sono storia. La zappa è una leggenda di famiglia: le ricerche negli archivi dicono anche che gli Attendolo non erano poveri contadini, ma una delle famiglie importanti del paese.

    Scopri Cotignola

  • Piazza Maggiore a FusignanoFoto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    42Storia vera

    Due geni nello stesso paesino

    Fusignano, 1653 e 1946

    Fusignano ha poco più di ottomila abitanti, eppure ha dato al mondo due maestri. Il 17 febbraio 1653 nacque qui Arcangelo Corelli, il violinista e compositore che ha insegnato all'Europa barocca il concerto. Il 1° aprile 1946 nacque Arrigo Sacchi, l'allenatore che con il Milan vinse due Coppe dei Campioni di fila, nel 1989 e nel 1990, e cambiò il modo di giocare a calcio.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. L'auditorium del paese porta il nome di Corelli.

    Scopri Fusignano

  • Gioachino Rossini nel 1828, ritratto di Hortense Haudebourt-LescotFoto: Hortense Haudebourt-Lescot, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    43Storia vera

    Rossini il lughese

    Lugo, 1802-1804

    Gioachino Rossini nacque a Pesaro il 29 febbraio 1792, ma la sua famiglia era di Lugo: il padre era lughese e la casa del nonno è ancora lì. Da ragazzino, tra il 1802 e il 1804, visse a Lugo e prese le prime vere lezioni di musica dai canonici Malerbi, esercitandosi sugli organi delle chiese. In quegli anni scrisse le sue prime sonate.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: la casa della famiglia in via Giacomo Rocca è diventata il museo Casa Rossini, e il teatro di Lugo porta il suo nome dal 1859.

    Scopri Lugo

  • La Torre dell'Orologio di Massa LombardaFoto: GiacomoR94, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    44Storia vera

    Il paese dei profughi lombardi

    Massa Lombarda, 1251

    Prima del 1251 il paese si chiamava Massa San Paolo. Quell'anno arrivarono circa ottanta famiglie in fuga da Mantova e da Brescia, dove infuriavano le guerre e le prepotenze dei signori del tempo. Furono accolte qui, e il paese diventò «Massa dei Lombardi», poi Massa Lombarda.

    Cosa c'è di vero: Storia: la data e l'origine del nome sono riportate dalle fonti locali. Più tardi Massa Lombarda diventò la «città della frutta», con le prime grandi aziende frutticole della Romagna.

    Scopri Massa Lombarda

  • La riserva naturale di Alfonsine, quel che resta delle antiche paludiFoto: Maddy16869, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    45Storia vera

    Le terre di Alfonso

    Alfonsine, dal 1465

    Nel 1465 il duca di Ferrara Borso d'Este regalò al conte Teofilo Calcagnini delle terre lungo il Po di Primaro: erano boschi e paludi. Teofilo cominciò a bonificarle e il figlio Alfonso continuò il lavoro. Le terre strappate alla palude presero il suo nome: «le Alfonsine». I Calcagnini governarono il paese fino a quando, nel 1814, diventò comune.

    Cosa c'è di vero: Storia. Un pezzo di quelle paludi sopravvive nella Riserva naturale di Alfonsine, nel Parco del Delta del Po.

    Scopri Alfonsine

  • Vincenzo Monti in un'incisione di Sperandio MaffeisFoto: Sperandio Maffeis, CC0, Wikimedia Commons

    46Storia vera

    «Cantami o Diva» su ogni computer

    Alfonsine, 19 febbraio 1754

    Ad Alfonsine nacque Vincenzo Monti, uno dei poeti più famosi del suo tempo. Il suo lavoro più amato è la traduzione in versi dell'Iliade di Omero, quella che generazioni di studenti italiani hanno imparato a scuola, a cominciare dal primo verso: «Cantami, o Diva, del Pelide Achille l'ira funesta».

    Cosa c'è di vero: Storia vera, con una curiosità moderna: quel primo verso è così famoso che compare come testo di prova quando apri l'anteprima di un carattere in Windows in italiano. La casa natale di Monti è oggi un centro visite del Parco del Delta.

    Scopri Alfonsine

Comacchio e il Delta

Città sommerse, navi romane, ladri di anguille e la fuga di Garibaldi.

  • Coppa attica dalle tombe di Spina, Museo archeologico nazionale di FerraraFoto: ArchaiOptix, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    47Storia vera

    La città etrusca sotto le valli

    Comacchio, Valle Trebba, 3 aprile 1922

    Gli scrittori antichi parlavano di Spina, un ricchissimo porto greco ed etrusco alla foce del Po, ma nessuno sapeva dove fosse finito. Nel 1922, durante i lavori per prosciugare le valli di Comacchio, dal fango cominciarono ad affiorare vasi di terracotta e oggetti di bronzo: era la necropoli di Spina. Negli anni gli archeologi hanno scavato più di quattromila tombe.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: dalle tombe è uscita una delle più grandi raccolte al mondo di vasi greci dipinti, oggi al Museo archeologico nazionale di Ferrara.

    Scopri Comacchio

  • Il Museo Delta Antico di Comacchio, che custodisce il carico della nave romanaFoto: Lorenzo Gaudenzi, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    48Storia vera

    La nave di Agrippa

    Comacchio, Valle Ponti, scoperta nel 1981

    Nel 1981, in Valle Ponti, emerse il relitto di una nave romana affondata con tutto il suo carico: anfore, attrezzi, oggetti di bordo e una serie di lingotti di piombo. Sui lingotti c'è il marchio di Marco Vipsanio Agrippa, il genero e braccio destro dell'imperatore Augusto. Per questo la nave si può datare a prima del 12 a.C., l'anno della morte di Agrippa. A bordo c'erano anche sei piccoli tempietti di piombo.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: il carico è esposto al Museo Delta Antico di Comacchio. La mostra che lo presentò nel 1990 si chiamava «Fortuna Maris», e il nome è rimasto alla nave.

    Scopri Comacchio

  • La Manifattura dei Marinati di Comacchio, dove si marinano le anguilleFoto: Nicola Quirico, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    49Storia vera

    I fiocinini, ladri di anguille

    Comacchio, quartiere San Pietro, fino al Novecento

    Le valli di Comacchio erano una proprietà pubblica e le anguille che le attraversavano erano una ricchezza sorvegliata dalle guardie. I «fiocinini», armati di fiocina, le pescavano di notte di nascosto: vivevano soprattutto nel quartiere di San Pietro, tra case basse e ponticelli. Guardie e fiocinini si sfidavano da secoli, e le loro storie sono diventate leggenda in paese.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. A Comacchio si contano una quarantina di ricette per l'anguilla, la più tipica è «a bec d'asan», a becco d'asino. Nella Manifattura dei Marinati si marinano ancora come una volta.

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  • Il porto canale di Porto GaribaldiFoto: Pmk58, CC0, Wikimedia Commons

    50Storia vera

    Magnavacca diventa Porto Garibaldi

    Magnavacca e Mandriole, agosto 1849

    Nell'agosto 1849 Giuseppe Garibaldi fuggiva per mare verso Venezia con la moglie Anita, incinta e malata, e pochi compagni. Le navi austriache intercettarono le barche, e il gruppo sbarcò sulla costa di Magnavacca. Iniziò una fuga disperata tra valli e pinete. Anita morì il 4 agosto 1849 in una fattoria alle Mandriole, vicino a Ravenna. Nel 1919 Magnavacca prese il nome di Porto Garibaldi.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: è l'inizio della «trafila» garibaldina, la catena di patrioti che portò Garibaldi in salvo attraverso tutta la Romagna fino alla Toscana.

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  • Tramonto sulle valli di ComacchioFoto: Maddy16869, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    51Storia vera

    Le valli che non sono valli

    Valli di Comacchio

    Chi arriva a Comacchio cerca le valli e trova una distesa d'acqua piatta fino all'orizzonte, popolata da fenicotteri. Niente colline: il nome «valli» viene dal latino «vallum», cioè gli argini costruiti dall'uomo per regolare l'acqua dolce dei fiumi e quella salata del mare, e catturare i pesci che entrano dall'Adriatico.

    Cosa c'è di vero: Storia vera: i «lavorieri», le trappole che bloccano le anguille dirette al mare, funzionano così da secoli.

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Dialetto, tradizioni e creature

Folletti col berretto rosso, streghe delle ninne nanne, falò di marzo e la canzone che tutti sanno a memoria.

  • Un chiosco della piadina a strisceFoto: Nerijp, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons

    52Storia vera

    I chioschi della piadina a strisce

    Tutta la Romagna, dal Novecento

    La piadina più tipica si compra nei chioschi: casette di legno a strisce verticali, costruite sul modello delle cabine da spiaggia. Ma attento ai colori: cambiano da zona a zona. Bianco e rosso a Forlì e Cesena, bianco e verde a Ravenna. Dal colore del chiosco puoi capire in che pezzo di Romagna sei.

    Cosa c'è di vero: Tradizione vera, non una regola scritta. La piadina romagnola è IGP dal 2014.
  • Un giogo da buoi con la caveja, il ferro che teneva lontano il MazapégulFoto: Sentruper, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    53Leggenda

    E' Mazapégul, il folletto col berretto rosso

    Le case di campagna di Romagna, da sempre

    Il Mazapégul è un piccolo folletto peloso, dal muso un po' da gatto, con un berretto rosso. Di notte si siede sul petto di chi dorme e gli toglie il respiro, nasconde gli oggetti, intreccia le criniere dei cavalli nella stalla. Si innamora delle ragazze belle e le tormenta di attenzioni. Per liberartene devi rubargli il berretto: senza, non ha più poteri. A Faenza lo chiamano «mazapedar», a Cesena «mazapigur».

    Cosa c'è di vero: Leggenda contadina, raccontata soprattutto sull'Appennino forlivese. Dove non bastava il furto del berretto, si piantava una caveja davanti alla casa.
  • La prima nebbia d'autunno sui canali di ComacchioFoto: Massimo Saviotti, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    54Leggenda

    La Borda, la strega della nebbia

    Paludi e valli della pianura, nelle ninne nanne

    Nelle ninne nanne romagnole c'era una figura da far paura: la Borda, una strega che viveva nella nebbia delle paludi e dei fossi e strangolava con una corda i bambini che non volevano dormire o si avvicinavano troppo all'acqua. Le mamme la nominavano per tenere i figli a letto e lontani dai canali.

    Cosa c'è di vero: Leggenda, con uno scopo pratico: in una terra di canali e nebbie, far paura ai bambini era il modo più sicuro per tenerli lontani dall'acqua. Un sistema educativo efficace, diciamo.
  • Un carro agricolo romagnolo con la cavejaFoto: Sentruper, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    55Metà e metà

    La caveja dagli anell

    Le campagne di Romagna

    La caveja è il perno di ferro con gli anelli che teneva il giogo dei buoi attaccato al carro. Ma era molto di più: gli anelli tintinnavano a ogni passo, e da quel suono si cercava di capire che tempo avrebbe fatto o se sarebbe nato un maschio o una femmina. Si regalava nella dote, si usava per calmare i temporali e, piantata davanti a casa, teneva lontano il Mazapégul.

    Cosa c'è di vero: L'oggetto è vero, i poteri sono superstizione. Oggi la caveja è il simbolo della Romagna e compare sulla sua bandiera.
  • Un falò dei Lòm a Mêrz nella campagna romagnolaFoto: Maddy16869, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    56Storia vera

    Lòm a Mêrz, i falò per svegliare la primavera

    Le aie di Romagna, fine febbraio e inizio marzo

    Negli ultimi giorni di febbraio e nei primi di marzo i contadini accendevano grandi falò nelle aie, bruciando i rami secchi delle potature, e ci cantavano e ballavano intorno. Il nome in dialetto vuol dire «lumi a marzo»: si faceva luce al mese nuovo perché portasse la primavera e un buon raccolto. In quei giorni si temeva la «canuciéra», un influsso maligno che poteva far fallire qualsiasi lavoro.

    Cosa c'è di vero: Tradizione vera e tornata viva: ogni anno, tra fine febbraio e inizio marzo, decine di aie e fattorie della Romagna riaccendono i fuochi.
  • Piazza Cavour a RiminiFoto: Congolandia.g, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

    57Metà e metà

    Patàca, la parola più romagnola

    Rimini e tutta la Riviera

    Se a Rimini ti danno del «patàca» non è un complimento: vuol dire sciocco, sbruffone, uno che si dà arie senza averne motivo. È la parola romagnola più famosa d'Italia, e i riminesi la usano con affetto quasi quanto con disprezzo. Viene dalla «patacca», una moneta o una medaglia di poco valore: insomma, uno che luccica ma non vale niente.

    Cosa c'è di vero: Il significato è vero, l'origine dalla moneta senza valore è la spiegazione più diffusa ma i dizionari non sono tutti d'accordo.

    Scopri Rimini

  • Secondo Casadei nel 1961Foto: autore sconosciuto, pubblico dominio, Wikimedia Commons

    58Storia vera

    «Romagna mia» era «Casetta mia»

    Gatteo Mare, 1954

    Secondo Casadei, il re del liscio, scrisse la canzone nel 1954 a Gatteo Mare, dedicandola alla sua casa: si chiamava «Casetta mia». Ma una canzone con quel titolo esisteva già, registrata da Giovanni D'Anzi nel 1943. Così in sala d'incisione, su consiglio dell'amico Carlo Ferrini, musicista di Faenza, nel ritornello «Casetta» diventò «Romagna». E la canzone diventò l'inno non ufficiale di un'intera terra.

    Cosa c'è di vero: Storia vera. Sul perché del cambio di titolo circolano due versioni: questa, ricostruita dagli studi del musicologo Franco Dell'Amore, è la più documentata.

    Scopri Gatteo

Date, nomi e fatti controllati il 19 oktober 2026 su fonti storiche, musei e siti dei comuni. Dove una notizia viene da una sola fonte o solo dalla tradizione, lo scriviamo. Altre storie: Kjente personer · Dialekter · Steder

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